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Janis, che cantava come una dea e urlava come un camionista.

Un bella tendenza cinematografica del momento sono i docu-film sulla vita complicata di artisti disgraziati.

Magari quelli della “maledizione dei 27”. Quelli che hanno bevuto, fumato e si sono drogati troppo.

Ma hanno cantato. Eccome se hanno cantato.

Ieri sera ho avuto modo di vederne uno sulla vita di Janis Joplin, un ragazza triste che cantava come una dea e urlava come un camionista.

Uno dei suoi album più fighi si chiamava Pearl. E lei era davvero una piccola perla, bella e dura, piena di rabbia e di note. Piena di amore, piena di attese, con un bisogno assoluto di approvazione. Ha vissuto come voleva, come poteva.

Che la droga l’abbia l’uccisa, non è rilevante. La droga era sua compagna fedele di solitudine e dissenso. La droga era un modo per assentarsi. Per dire non ci sono, eppure ci sono.

Voleva l’amore, come ogni piccola donna fragile. Lo voleva come la droga, lo voleva come cantare. E l’amore lo faceva con la rabbia di chi cerca molto ma il tesoro non lo riesce a trovare. Lo viveva con tutto il corpo e con tutta l’anima. Senza remore. Senza costrizioni.

Ogni volta come se fosse quella giusta e speciale.Ogni volta come se fosse quella importante della Vita. Solo che poi finiva. Finiva e basta.

Finiva perchè l’amore è più facile che finisca, pittosto che duri.

JoplinE’ più facile che sia semplicemente un attimo, una parentesi felice in una vita di merda.

Per cui canta Janis. Canta solo come solo una donna può fare. Con il cuore caldo e coraggioso di chi ha fame di vita, ma ha paura di vivere. Perchè una buona dose di vita è fatta di paura e ansia. E’ fatta di inadeguatezza e tristezza. Ma se tu canti passa tutto. Perchè se canti sei felice. E se canti non hai bisogno di nessuno. E sei libera…

Ogni principessa vuole il lieto fine. Anche io che non lo sono.

Eppure i lieto fine sono per poche. Per quelle che hanno culo.

Per le altre ci sono le attese, i pugni nello stomaco e nell’anima.

Ma le altre non cantano e non hanno cantato come te.

Per cui canta, Janis. Io ti ascolto.

 

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